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domenica 17 novembre 2019

Gli umani che fissano le capre








Non ricordo bene cosa accadesse nel film “L’uomo che fissavale capre”, ricordo meglio uno strampalato George Clooney con addosso imbarazzanti camice hawaiane, ma quel titolo mi sembra ottimo per descrivere una consuetudine assai diffusa, del tutto irrazionale che però ci ha visti tutti protagonisti almeno una volta: fissare un oggetto perché qualcosa succeda.

Ad esempio, avete mai osservato le persone alla fermata dell’autobus? Anche al mattino presto, quando è ancora buio e la nebbia rende liquida la città, le teste delle persone alla pensilina sono voltate con sguardo fisso e ossessivo verso la strada in attesa del bus.
Nonostante ci siano app o display che comunicano l’orario di arrivo, ripetutamente si fissa il punto di fuga là in fondo perché è noto, se si fissa con intensità, arriverà il mezzo.
Ndr: per il bus, c’è anche il sistema “mi accendo la sigaretta, così arriva”, ma questa casistica non è contemplata nell'argomento di oggi.

E che dire del telefono?
Da Bridget Johnes a Martina stella ne “L’ultimo bacio”, la filmografia ha spesso ben descritto l’attesa di una telefonata, soprattutto dall’amato. Ma non si tratta di scene da cinema, perché lo abbiamo fatto tutti, o almeno TUTTE.
Avete presente gli aperitivi tra amiche alla Sex and thecity? Bene, c’è sempre una che guarda ripetutamente il telefono, lo spegne, lo riaccende, lo sbatte, lo FISSA, lo FA FISSARE alle altre.

E comunque non suona mai.

E che dire del mistero più grande, quello che ha messo in crisi lo stesso Adam Kadmon, riguardo gli uomini che aprono il cofano della macchina e fissano il motore? No, ve lo assicuro, non stanno facendo un’attenta analisi, non è una sessione di QA-test-and-debug (omaggio ai miei amici developer), sperano che qualcosa accada, che il rombo riparta da solo, per magia, grazie all’intensità dello sguardo.

Di casi ce ne sono tantissimi e spero che leggendo queste righe vi siano venuti in mente facendovi sorridere.
Io nel mio piccolo sto fissando una porta, perché anche io spero che qualcosa accada, anzi che qualcuno entri.

(Foto scattata a Parma, all'interno del Battistero).

martedì 1 ottobre 2019

L'uomo ideale è sposato e ha 90 anni





Ero in ascensore, in una struttura pubblica. Si aprono le porte e l'anziano signore di fianco a me esce di fretta. Poi torna indietro e mi dice:

"Le chiedo scusa, ero sopra pensiero e non l'ho fatta passare. Sono stato un maleducato. 
Posso offrirle un caffè per scusarmi?"

A parte l'inaspettata galanteria, degna di altri tempi, ad un invito così cortese non si può dire di no.

Ed è così che l'anziano signore, quasi novantenne ma in splendida forma, mi racconta che è sposato da oltre 60 anni, che sua moglie non ha mai lavorato fuori casa e lui la ringrazia ogni giorno per  aver cresciuto tre figli e 4 nipoti e per averlo sempre accolto con il sorriso quando lui tornava a casa.

"Se non ci fosse lei, sarei perso. 
Noi uomini dobbiamo ringraziare per avere voi donne al nostro fianco: come fate a fare così tante cose? 
Come fate ad essere così forti? Senza di voi, siamo persi".

E poi aggiunge:
" Una volta parlare di parità era strano, ma io sono d'accordo. 
Solo che la parità non è usare un linguaggio volgare o lavorare 12 ore al giorno. 
La parità è nel rispetto, nella gentilezza, nel riconoscere quello che si fa ogni giorno, nell'ascoltare le opinioni dell'altro".


Il gentile signore mi ha poi salutata con un baciamano.

Sicuramente oggi noi donne siamo abituate ad un'alta indipendenza e anzi proprio io, in veste di donna lavoratrice mamma single, difendo le mie "conquiste" con forza. Però è vero che ci siamo perse per strada il piacere della galanteria e anzi troppo spesso vedo donne (anche amiche) "con le palle", che fanno carriera, viaggiano, aggiustano la lavatrice, crescono figli da sole... che poi si fanno trattare da schifo da uomini anonimi, sopportano tradimenti, relazioni a metà, attendono ore una chiamata... e non entro nel merito dei casi di violenza.

Allora forse il simpatico signore di novant'anni, non ha tutti i torti. L'uomo ideale non è quello che ti fa fare la vita da single mentre sei in coppia, ma quello che sa che la coppia (e ora faccio una citazione) è un 11: due persone distinte, che potrebbero benissimo avere valore da sole, ma che insieme formano un numero indivisibile.


Nota: la foto è stata scattata alla mostra "Art Nouveau" presso La Reggia Di Venaria.

venerdì 27 settembre 2019

Grazie per avermi chiamato CICCIONA.



E' arrivata come una battuta, detta con il sorriso, ma con quell'espressione tra il sadico e l'ironico. E' arrivata da qualcuno che sa solo il mio nome di battesimo e le informazioni sufficienti per una conversazione generica, ma forse, proprio per questo, con il senso di libertà che ha chi non rischia nessuna conseguenza.

"Sei una donna in gamba, peccato tu sia CICCIONA".

Proprio così, dal nulla.
Di colpo il mio essere in gamba è risultato in secondo piano rispetto al mio aspetto.

E sapete qual è stata la mia reazione?
HO RISO COME UNA MATTA.

Sono la prima che, da quando ha smesso di fumare acquisendo una certa morbidezza come conseguenza, si lamenta dei bei tempi e addominali che furono, ma ho trovato così ridicolo e imbarazzante avere difronte una persona over 40 che come unico mezzo per attirare l'attenzione, ha utilizzato la critica al mio fisico.

Perché parlo di "attirare l'attenzione"? Ricordate da ragazzini quando, davanti a qualcuno più bravo o che piaceva, per non riconoscere il merito , lo si criticava? 
Appunto da ragazzini, quando gli strumenti linguistici sono limitati e la prontezza di risposta pari ad un vecchio CIAO senza miscela.

Ho riso poi perché di colpo mi sono sentita leggera, non nei chili, ma nell'anima; il mio spazio fuori rappresenta tutto lo spazio che ho anche dentro, di idee, di cuore, di risate, di affetto, di seduzione, di intelligenza, di capacità di lottare; la mia mole, non più taglia 38, forse rappresenta fuori la roccia che sono dentro e allo stesso modo, la morbidezza che questa roccia sa avere quando apre le porte del suo mondo.

Grazie per avermi chiamato CICCIONA, perché ho capito che non me ne frega nulla. Per anni, soprattutto da ragazzina, avevo paura: del giudizio, di non essere bella, di non essere alla moda, di essere rifiutata,
di non essere omologata...

Ora finalmente so che non essere omologata è una grande fortuna.
E non avere l'ansia della perfezione, fuori e dentro, una grande conquista.

E vi dirò di più: se non ci sono problemi di salute, qualche chilo in più "acchiappa"!


ndr:
La foto è uno scatto uscito per sbaglio durante la realizzazione del progetto #si_o_no_project a cui sto lavorando.

giovedì 16 maggio 2019

La ricostruzione dell'isola della stupidera




Ieri sera con mio figlio ho rivisto Inside Out, meraviglioso film di animazione del 2015.
Mio figlio, oramai dodicenne, è appena entrato nella fase in cui le isole dell'infanzia si sgretolano e compaiono tutti quei sentimenti  contrastanti che trasformano qualsiasi dolce bambino in una figura borderline, più simile all'Idra a 9 teste che ad una creatura umana; io,invece, mi sono resa conto che ad un certo punto della vita, quelle isole si ricostruiscono.

Torna la voglia di leggerezza, di giocare, di non essere  un adulto responsabile 24 ore al giorno, di fare cose sciocche senza vergognarsi.
Mi è capitato di recente di andare a giocare al laser park con gli amici, e poi passare con loro il pomeriggio a saltare la corda al parco e cantare a squarciagola canzoni assurde.
Con mio figlio, in una giornata in cui non era posseduto dall'entità ormonale del dodicenne, ho attraversato agli incroci camminando come un gambero o saltellando in modo assai ridicolo.
La domenica mattina balliamo in mutande e calzini, usando lo spazzolone come asta del microfono.
Ma gli episodi di stupidera non finiscono qui.

Mi è anche capitato di conoscere persone nuove e non sentire il peso di dover piacere a tutti i costi, di essere felicemente spettinata, di essere io quella che propone un bicchiere di vino ad un uomo, senza preoccuparmi di apparire frivola.

Ad un certo punto, le isole della leggerezza riprendono forma, se lasciamo loro lo spazio. Troppe persone sono imbruttite dal dover sempre dimostrare di essere all'altezza, di essere vincenti, colte, preparate, alla moda, forti, aggiornate, circondate di altre persone vincenti (ma troppo spesso solo virtuali).
E queste persone, forse la maggioranza, guardano con sospetto chi, come me, ha scoperto che lasciarsi andare ogni tanto fa solo bene.
Cultura, preparazione, simpatia, qualità etc... quando ci sono, escono da sole. Se le abbiniamo ad un sorriso, hanno ancora più gusto.

Quindi ben ritornata stupidera; peccato aver perso tanto tempo ad essere sempre e solo seria.


venerdì 14 aprile 2017

Non solo UOVA




Per molti di noi Pasqua è una giornata da trascorrere con i propri cari, amici o parenti, condividendo buon cibo e inaugurando griglie e giardini. Per i credenti è poi un momento particolarmente importante.
E' anche il giorno in cui si regalano uova di cioccolato ai bambini, ma non solo (ricordo che anche se adulta, io voglio il mio uovo di Pasqua tutti gli anni!).

Ma negli altri Paesi, come si festeggia?

Gli incappucciati in Andalusia: 
le confraternite organizzano processioni e rappresentazioni teatrali che fanno rivivere le stazioni della via crucis di Cristo. I partecipanti indossano abiti penitenziali, cappe a punta e nascondono il viso dietro una maschera.  La festa più celebre è quella della “Semana Santa” di Siviglia.

I Diavoli del Salvador:
Nella località di Texistepeque, in Salvador, i « talcigüines » sono una strana tradizione che interpreta i più rigorosi riti cattolici, rivisitati secondo influenze pagane indigene. Davvero molto suggestiva e "forte", questa tradizione vede uomini travestiti da diavoli, chiamati appunto « talcigüines », che percorrono le strade della città frustrando tutti gli spettatori che incontrano sul loro cammino. 
Questa battaglia simbolizza la lotta contro la tentazione. Alla fine i “talcigüines”  si buttano a terra in segno di sottomissione, restando per molte ore sotto il sole (vengono bagnati dai familiari per evitare che si sentano male...) 

Le pulizie in Bulgaria
Nei giorni precedenti la Pasqua si fanno grandi pulizie nelle case, si cucinano i “kozunaks” e si colorano uova: il primo uovo deve essere colorato di rosso, perché possa portare la salute.

In Svezia si fa dolcetto o scherzetto
In Svezia, i bambini si vestono da påskkärringar (streghe di Pasqua) e vanno a bussare alle porte dei vicini per riempire il loro sacchetto di caramelle e cioccolato,

Fuoco e Mammi in Finlandia:
I finlandesi credono che gli spiriti maligni vaghino liberamente il sabato prima di Pasqua, per questo durante la giornata accendono grandi falò e si vestono da streghe.
Un’altra tradizione finlandese è quella di mangiare il mämmi, un budino di segale, melassa e scorza d’arancia. La preparazione dura delle ore e il mämmi deve essere raffreddato per tre o quattro giorni prima di essere servito con crema o zucchero.

Silenzio in Francia:
E' tradizione che le campane della chiesa restino silenziose dal venerdì fino a Pasqua, un segno di dolore per il Cristo crocifisso. Ai bambini si racconta che le campane sono volate a Roma.

Gran rumore a festa in Grecia: In Grecia nella notte di Pasqua vengono suonate le campane. 

C'è del giallo in Danimarca:
A Pasqua, in Danimarca, tradizione vuole che tutto sia colorato di giallo, dalle candele alla tovaglia, mentre le case vengono decorate con rami fioriti e uova dipinte.

Tutto verde in Germania:
Qui le celebrazioni pasquali cominciano il giovedì santo, chiamato « Gründonnerstag », quando è tradizione mangiare solo cose verdi. Per dessert, non si usano  le uova di cioccolato ma l’Osterlamm, una torta a forma di agnello spolverata con zucchero a velo, tradizionalmente cucinata in uno stampo di argilla.
I tedeschi poi decorano i loro alberi con uova colorate dando vita a vere e proprie piante pasquali, o « Osterstrauch », che riempiono le strade e i giardini di colori annunciando l’arrivo della primavera.

giovedì 23 marzo 2017

L'abito da sposa... un po' di storia

Tutte le donne, forse non tutte ma tante di sicuro, sognano il giorno del loro matrimonio; uno dei dettagli che più occupa i pensieri femminili è l'abito da sposa.
Oggi ne vediamo veramente di tanti tipi, bianchi e colorati, tradizionali e innovativi, che si rifanno al passato, al mondo delle principesse, oppure minimalisti.

Qualunque sia il sogno, negli anni è cambiato.

L'abito da sposa era già presente nell'antica Roma, sottoforma di tunica bianca chiusa da un nodo (che solo lo sposo poteva sciogliere) e con un il velo color zafferano.

Ma veniamo a periodi più recenti.

Solo nel XIX secolo nascono le tradizioni dell'abito bianco, simbolo di purezza, del dolce nuziale e del ricevimento.

Negli anni'30 gli abiti sono bianchi, lunghi, con il velo, spesso ricamato, e il bouquet.

Durante la guerra però, anche gli abiti per il giorno delle nozze subiscono l'influenza del rigore che il periodo richiede: compaiono abiti più corti, senza fronzoli. Spesso gli abiti si tramandano da una donna all'altra all'interno della stessa famiglia; nasce anche il noleggio.

Negli anni'7o, invece, le regole vengono un po' sconvolte: si vedono spose colorate, in lungo, in corto... la fantasia non ha limiti.

E cosa dire degli anni '80? Già le acconciature gonfie erano tutto un programma... E chi non ricorda le spalline, le maniche a sbuffo e le gonne a sirena?

Una piccola curiosità: lo strascico, ancora oggi molto presente negli abiti nuziali, appare nel XVI come simbolo di appartenenza sociale. Più era lungo e più la famiglia era importante.

giovedì 16 marzo 2017

Dalla barba alla coda? Con la primavera è ora di accendere il fuoco




Finalmente le giornate si sono allungate e finalmente nei week end possiamo godere delle giornate all'aperto... ed ecco che scatta il pensiero: Pasquetta si avvicina... anche quest'anno ci sarà la tradizionale grigliata?

Conosco persone che da sempre, ogni Pasquetta, anche con la pioggia, si trasformano nei re della griglia, in esperti del fuoco e della marinatura, tirano fuori dalla cantina misteriose valigette contenenti forchettoni e coltelli professionali e, anche in caso di tempesta, sfoggiano l'immancabile bandana sulla fronte.

Ma vi siete mai chiesti perché si chiama Barbecue? Per quanto la parola evochi immediatamente l'immagine della famiglia americana, riunita in giardino con amici e parenti a sgranocchiare pannocchie abbrustolite accompagnate da birra gelata, l'origine è francese ("barbe à queue) e vuol dire "barba alla coda" per indicare la tipologia di cottura che prevedeva gli animali, in particolare capre, infilzate dallo spiedo dalla barba alla coda appunto, e messe a cuocere sulla brace.

Sembra che l'usanza appartenesse in particolare ai bucanieri francesi, approdati poi negli Stati Uniti.

Oggi i barbecue hanno un aspetto meno rustico, e anzi vanno molto di moda le grigliate di verdure, di formaggi e, in alcune zone, anche di frutta.

Comunque la gustiate, buon inizio di primavera!

mercoledì 22 febbraio 2017

Hello Dolly!




Sono passati 20 anni da quando, proprio il 22 Febbraio, veniva annunciata la clonazione di Dolly, la pecora probabilmente più famosa al mondo.
Già 20 anni... incredibile vero?

Ricordo l'attenzione dei media e le prospettive di questo incredibile progetto: la clonazione avrebbe permesso di curare tante malattie... la clonazione avrebbe portato all'estinzione umana...

Scenari apocalittici facevano immaginare orde di cloni (state pensando anche voi a Star Wars?) comandate da un'unica grande mente criminale...

Nella realtà, a parte la morte della stessa povera Dolly nel 2003, personalmente ho perso le tracce dell'evoluzione della clonazione animale; sappiamo dei tanti studi dei ricercatori in campo medico (e ben venga la ricerca!) ma quella che nel 1997 appariva come la scoperta del secolo, e forse lo è stata, è poi pian piano scemata nell'oblio.


martedì 14 febbraio 2017

In origine era Lupercalia




San Valentino, festa degli innamorati. Chissà quante giovani coppie oggi si scambieranno un bigliettino o un cuscino a forma di cuore (che, detto tra noi, trovo di una bruttura incredibile).
Chi mi conosce sa che non ho mai amato questa ricorrenza, nemmeno da ragazzina; forse perché in questo periodo dell'anno sono occupata dai preparativi del carnevale, evento che per me rappresenta davvero un momento speciale.
Eppure c'è qualcosa nel gusto un po' decadente e kitsch di San Valentino che mi affascina.

Ma prima dei biglietti, delle vetrine tutte rosse, dei pupazzetti a forma di topo, il periodo intorno al 14 Febbraio era dedicato al dio Lupercus, protettore del bestiame dall'attacco dei lupi. Il rito prevedeva la celebrazione da parte di giovani sacerdoti seminudi, cosparsi di fango e coperti in vita da pelli di pecora, di sacrifici animali. Sembra poi che in un'urna venissero mescolati i nomi di uomini e donne che, a seguito di un'estrazione a sorte, dovevano passare un anno insieme per garantire la fertilità.

Nel 406 d.C. Papa Gelasio annullò questa festa pagana, e diede il via al culto di San Valentino da Terni, vescovo martire.

Per quanto riguarda lo scambio delle Valentine, cioè le lettere d'amore, ci sono varie teorie che vanno dal circolo di Geoffrey Chaucer con riferimento al fidanzamento di Riccardo II d'Inghilterra, a Carlo d'Orleans che nel XV secolo scriveva pagine dolcissime alla moglie, mentre era richiuso in prigione.

Ne XIX Secolo, poi, prima negli Stati Uniti e poi nel Regno Unito, si iniziarono a produrre biglietti d'amore su larga scala e, successivamente, scatole di cioccolatini che andarono rapidamente a sostituirsi alle lettere.

Tra le tante teorie sulla nascita di questa usanza, però, quella che preferisco è legata alla natura: Febbraio è il mese che vede i primi segni  risveglio nelle piante e negli animali, e l'inizio della stagione degli accoppiamenti.

In ogni caso a tutti coloro che si amano, auguri!

martedì 31 gennaio 2017

1747: apre il London Lock Hospital






Era il 31 Gennaio del 1747 quando il London Lock Hospital aprì i battenti.
Il nome "Lock" spiega molto bene la funzione della struttura: raggruppare all'interno persone che da lì non sarebbero probabilmente più uscite.
No, non era un ospedale psichiatrico, ma il primo Hospital dedicato alla cura delle malattie veneree, sifilide in particolare.

I Lock Hospital hanno in realtà origine ancora prima, nel XIII Secolo, come strutture in cui venivano rinchiusi i lebbrosi, venendo poi abbandonate con la diminuzione della malattia.
Nel 1700 invece la sifilide diventa una vera piaga sociale, soprattutto tra i giovanissimi; riaprono dunque diverse strutture di Carità dedicate alla cura dei malati, alcune delle quali specializzate in donne sposate.

Il London Lock, fondato da un chirurgo e un avvocato, non era destinato a tutti: per essere ammessi era necessaria una raccomandazione ed essere sottoposti al giudizio di uno speciale comitato, dimostrando di essere pentiti per aver condotto una vita immorale, causa della malattia.

La clinica sicuramente era ben lontana da come possiamo immaginare oggi una struttura privata, e le cure stesse spesso erano fondate su rimedi poco scientifici.

A fine degli anni '40 la struttura diventa un ospedale specializzato in ostetricia; negli anni 50 chiude definitivamente.

Ora, come notizia del giorno questa forse non è delle più allegre; il punto è che, contrariamente a quanto si pensi, le malattie veneree sono in larga diffusione. Oggi non ci sono strutture di "reclusione" ma ottimi ambulatori e ospedali a cui rivolgersi per tenersi informati e controllati.
Credo sia importante ricordarlo.

mercoledì 11 gennaio 2017

11 Gennaio 1955: nasce l'Autobianchi




Come me, immagino che molti di voi ricordino con affetto la A112 degli anni '80 e i viaggi per andare in vacanza con nonni o genitori, tutti stipati sui sedili in finta pelle che raggiungevano temperature impressionanti dopo l'esposizione al sole.
Chissà se anche voi ricordate la borsa da viaggio con panini e bevande e la sosta alla PIAZZOLA DI SOSTA e non all'Autogrill.

La A112 venne prodotta per la prima volta nel 1969 dalla Autobianchi, azienda che ebbe origine proprio l'11 Gennaio 1955. L'azienda automobilistica, nacque dalle ceneri, consentitemi il termine, della Fabbrica Automobili Edoardo Bianchi, in grande difficoltà dopo il periodo bellico.

La prima sede fu a Desio, località in cui la torre piezometrica era il simbolo dell'industria automobilistica lombarda. La torre, purtroppo venne distrutta nel 2003.

Nel 1960 la sede della Società divenne il Pirellone (Grattacielo Pirelli), allora appena inaugurato e nato dal progetto di grandi nomi italiani, tra cui ricordo Gio Ponti.

Purtroppo questo grande marchio italiano, che tra gli anni '60 e gli anni '80 ebbe un successo incredibile, vede negli anni '90 il suo declino.

L'ultimo modello prodotto risale al 1995: era la Y10, poi commercializzata con il marchio Lancia.

Tra i modelli Autobianchi storici, ricordo la Bianchina e la Giardiniera.

E con affetto la A112.

giovedì 15 dicembre 2016

Torniamo bambini per un attimo: è Natale!




C'è stato un tempo in cui anche noi scrivevamo la letterina a Babbo Natale - a dire il vero io lo faccio ancora, ma sono un caso limite - , sognando di ricevere quei giocattoli plasticosi e meravigliosi che pubblicizzavano in televisione.
Scommetto che molti ricordano benissimo lo spot, soprattutto di quel giocattolo che non è mai arrivato.
Io, ad esempio, per tutte le elementari ho sperato di ricevere la casa di barbie, quella rosa con l'ascensore giallo... e mentre attendevo, con scatole di scarpe e pezzi di legno presi dal garage di mio papà, costruivo la mia personalissima casa della bambola più bionda che mai.
L'avventura si concluse con me che vede la famosa casa rosa da un'amichetta, scoprendo così che il gioco era una "fuffa" pazzesca, e le mie amichette che invidiavano la mia super customizzata casa inventata!
Piccola nota: ho appena scoperto che su Ebay si trovano tutte le edizioni delle case di Barbie.

Tra i tanti giocattoli che hanno animato la mia infanzia, e immagino anche la vostra, riporto quelli che più ricordo, ma, se avete piacere, suggeritene altri.

Primo nell'elenco per inutilità e originalità e mood futuristico è il Robot Emiglio (scritto proprio così), di cui è uscita anche la versione attuale con lo slogan "EMIGLIO è TORNATO".

Come dimenticare poi "Gira la moda"? Negli anni in cui le top model erano le vere star e i paninari invadevano i corridoi scolastici, questo giocattolo tutto rosa appariva come il primo passo per trasformarsi in Donatella Versace.
A proposito di rosa, cito l'orribile Dolce forno...

Vero tormentone per i miei genitori, che alla fine hanno ceduto, è stata la pista delle Hot Wheels: ci ho giocato come una matta!

L'elenco sarebbe davvero lunghissimo, ma chiudo con una chicca, più per i maschietti: HE-MAN e il castello di Grayskull (e lo so che qui qualcuno ha urlato "Per il potere di Grayskullll.... HEE-MAAANNNN).

Lascio ora a voi il piacere di scavare nella memoria.

lunedì 5 dicembre 2016

Dylan Dog in mostra a Torino




Per festeggiare i 30 anni del celebre personaggio creato da Tiziano Sclavi, la Pinacoteca Albertina e il Sottodiciotto Film Festival, presentano fino al 13 Dicembre circa 200 elementi tra bozze, cover, tavole e lavori realizzati su commissione.

Per l'intera durata dell'evento, inoltre, i disegnatori del più amato indagatore dell'occulto incontreranno i lettori in una serie di appuntamenti con cadenza settimanale.

Sabato 10 dicembre, poi, si terrà “La notte bianca di Dylan Dog”, nel corso della quale la Pinacoteca Albertina resterà aperta per l’occasione fino a mezzanotte. La mostra sarà dunque visitabile anche in notturna, mentre alle 21.30 i lettori potranno incontrare in Pinacoteca un’autentica star della testata, il disegnatore Nicola Mari.

INGRESSI: 
tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso alle ore 17.30)
chiuso mercoledì 23 e 30 novembre. 
Biglietti: € 5 intero; € 2,50 ridotto; gratuito per possessori abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino+Piemonte Card.

Mostra a cura di degli autori della celebre serie, lo sceneggiatore Fabrizio Accatino,

venerdì 25 novembre 2016

#noallaviolenzasulledonne




Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Mi sembra assurdo che nel 2016 esista una giornata simile, perché dovrebbe essere nella cultura e nella coscienza di tutti che la violenza non deve esistere; dovrebbe essere normale, per uomini e donne, pensare che amare ed essere amati sono cose ben diverse dalla violenza.
Ma la cronaca quotidiana, ci dice che non è così. Che schifo.

Per fortuna, se ne parla.
Per fortuna sempre più spesso, nascono associazioni di supporto e numeri utili e, per fortuna (ma secondo me non è ancora abbastanza) la legge ha iniziato a punire.

Aggiungo i purtroppo.
Purtroppo sovente le donne non trovano la forza di allontanarsi da certi mostri e ancor meno di denunciare.
Purtroppo in molti casi, le denunce non sono bastate a salvare delle donne.
E purtroppo, troppa gente fa finta di nulla.

E ancora un altro purtroppo: c'è tutto un sommerso di cui non si parla, perché non si vede. E' la violenza psicologica.

Un uomo che ti ripete che non vali nulla, che ti umilia, che ti fa sentire brutta, che ti urla contro, ti spinge o strattona, ti dice che sta con te ma può avere di meglio, che ti usa, che quando stai male sostiene che lui sta peggio di te, che ti fa pianger, che dice che si vergogna di te, NON è un uomo che ti ama, anzi NON E' UN UOMO.

L'amore fa sorridere, non piangere.
L'amore ti lascia le guance rosse dalla passione, non dai lividi.
L'amore ti fa sentire la persona più forte e meravigliosa del mondo, non una nullità.

E infine, un pensiero alle donne mamme: dei bambini che crescono nella violenza, che sia fisica o psicologica, non sono felici e non saranno adulti felici.

No alla violenza sulle donne, perché solo così può esistere un futuro migliore.

martedì 16 agosto 2016

Il ferragosto ci piace così




Ci sono abitudini che nel tempo hanno preso il sapore della leggenda metropolitana, sono diventate spunto per monologhi comici, e vengono raccontate con lo spirito che si avrebbe nel tramandare formule magiche di generazione in generazione.
Ma queste abitudini sono quelle che, alla fine, ci caratterizzano e non sappiamo farne a meno.
Una di queste è quella del ferragosto, tanto attesa pausa di metà estate, che vede gli italiani impegnati da nord a sud in sostanziosi pranzi.

Sembra quasi leggenda lo spuntare della parmigiana di melanzane sotto l'ombrellone; pare di un'altra epoca l'insalata di riso consumata su una coperta stesa su un bel prato fiorito; e che dire della griglia infuocata che vede sfidarsi uomini a petto nudo, sudati e con birra in mano, a colpi di forchettoni e ricette per il bagnetto da spalmare sulla carne?

Eppure no, non sono leggende. Lo abbiamo visto, di nuovo, ieri. E, come sempre, ci è piaciuto.
Perché radunarsi per mangiare in compagnia, avere la pancia piena e la faccia rilassata, fare un pisolino dopo qualche bicchiere di vino, rallegra il cuore.

E anche chi, come me, ha trascorso il ferragosto in una città vuota, avrà notato che i dehor erano pieni non solo di turisti, ma anche di persone del posto che si godevano un buon fritto con l'aria soddisfatta di chi è in vacanza.

E oggi, forse con qualche piccolo senso di colpa, si va a correre o nuotare, aspettando già l'anno prossimo per gustare gli arancini della nonna.


mercoledì 23 maggio 2012

Lo smalto per le unghie: un po’ di storia



Siamo abituati a vedere unghie di tutti i colori, con decorazioni e brillantini incastonati; c’è chi le porta arrotondate, chi squadrate, chi le ricostruisce con la resina, chi le ha sempre corte e chi le mangia.
Personalmente sono amante del classico rosso laccato, ma ogni tanto, soprattutto in estate, amo cambiare.
Ma dove ha avuto origine l’usanza di colorarsi le unghie?

Sembra (le fonti non sono certe) che prime tracce delle unghie colorate si trovino già nel 3000 a.c in India, dove era usanza degli uomini decorarsi le mani con l’henné.
Per trovare il colore sulle mani delle donne, dobbiamo andare in Cina nel 1500 a.c.: lo smalto era composto da petali di fiori, che permettevano di creare una gamma di colori piuttosto ampia, albume,  gelatina di pesce, allume, cera d’api e gomma arabica.  L’effetto era quello laccato che ancora oggi amiamo tanto.
Sempre in Cina, l’usanza da parte dei reali di colorare le unghie con lacche dorate.
Nello stesso periodo ma in Egitto, le donne dei ceti più alti utilizzavano il rosso come colore per indicare il proprio status: più era intenso, più la donna era potente.
Si “vocifera” che la splendida Cleopatra usasse uno smalto bordeaux.
Arriviamo al Medioevo: rispecchiando l’età buia, il nero era il colore più utilizzato. Il rosso però era sempre presente!
Nell’800 le unghie venivano colorate con una miscela di oli rossi.
I primi anni del’900 vedono un calo della tendenza all’utilizzo dello smalto: dapprima le donne, iniziando a lavorare, adottano abbigliamenti sobri e comodi eliminando il trucco; poi, negli anni ’20, la moda dei guanti porta le donne a coprire le mani.
Negli anni’30 la cosmesi torna di gran moda, ma soprattutto per il viso: le dive dei film in bianco e nero hanno labbra e occhi molto truccate (stratagemma per risaltare tra le sfumature di grigio delle pellicole!).
Con l’avvento del cinema a colori, le case cosmetiche iniziano a creare nuovi colori e prodotti: le dive del cinema sono i nuovi modelli e le donne le copiano.
Una curiosità: gli smalti, così come li conosciamo, sono ispirati alle vernici delle carrozzerie delle automobili! Prima dell’invenzionedell’auto, i colori per le unghie erano composti da oli oppure polveri e creme.
Negli anni’50 e nuovamente il rosso il colore dominante, per labbra e unghie… Pensiamo alle pin up…
Gli anni’60 vedono la moda del french look e di colori naturali e più sobri.
La forma quadrata compare negli anni’70, periodo in cui un po’ tutto era permesso.
I meravigliosi anni ’80 invece vedono la nascita di colori fluo e vivaci.
LA Nail Art e la ricostruzione nasce invece solo negli anni’90 (negli Stati Uniti).

martedì 22 maggio 2012

Curiosità... sul bagno...

Il periodo è più che vintage... ma forse non tutti sanno che...
... Nei monasteri inglesi dell'11° secolo erano presenti alcune semplici norme di igiene personale, affidate alla cura e alla responsabilità dell'elemosiniere. Questi provvedeva al riscaldamento del locale per il bagno periodico dei monaci e alla dotazione dell'acqua, versata entro robuste tinozze di quercia o noce; il rituale igienico, che si svolgeva non più di quattro volte l'anno, era completato dal lavaggio dei piedi il sabato.

Ehm... un po' poco...


La top hits di Maggio 1980

Sono passati anni, e sinceramente non ricordo tutti i pezzi in classifica (sarà colpa dell'età?).

Facciamo un salto indietro nel tempo... nel maggio del 1980... in classifica c'erano...

  1. Video killed the radio star-Buggles
  2. Una giornata uggiosa-Lucio Battisti
  3. L'ape Maia-katia Svizzero
  4. Solo noi-Toto Cutugno
  5. Su di noi-Pupo
  6. Another brick on the wall-Pink Floyd
  7. La puntura-Pippo Franco
  8. Spacer-Sheila
  9. Meravigliosamente-Cugini di campagna
  10. Gelosia - Bobby Solo

giovedì 22 settembre 2011

Moda in Italia. 150 anni di eleganza.

Per festeggiare i 150 anni di unità, non poteva mancare un omaggio ad uno degli aspetti che più distinguono il nostro Paese nel mondo: la moda.

Alla Reggia di Venaria (TO) fino all'8 gennaio 2012 è possibile percorrere un viaggio nello stile italiano dal 1861 ad oggi: dalle dame del Risorgimento, alle dive del cinema; dal futurismo e le provocazioni degli artisti, ai grandi nomi degli stilisti contemporanei.


Oltre al percorso espositivo, sono presenti appositi workshop dedicati agli studenti di ogni età.


Questa splendida mostra è anche la scusa per andare a visitare la reggia e i suoi giardini, e ammirare gli spettacoli delle fontane.


Per orari, biglietti e informazioni. CLICCATE.

giovedì 7 luglio 2011

30 o 40? Poco importa: buon compleanno TANGA!



Ebbene si! Il tanga compie 30 anni... o forse 40... dipende da quando si calcola la data di nascita.

Ecco le due versioni:


Prima data di nascita: risale 1l 1972, quando su una spiaggia di rio De Janero Rose di Primo, ballerina e modella e prima coniglietta carioca di PlayBoy, munita di un paio di forbici ridimensiona notevolmente lo slip per far risaltare il proprio latoB.


Seconda data di nascita: siamo nel 1981 in California. Frederick Mellinger, proprietario di un negozio di intimo, decide di lanciare l'indumento su larga scala con il naming di "Frederck's of Holliwood".


Qualunque sia stata la vera origine, poco importa. L'indumento ha avuto un sicuro successo!

Certo, negli ultimi anni è un po' sparito dalle spiagge, ma fa parte dell'intimo di ogni donna perchè non segna sotto gli abiti, è comodo per fare sport e piace tanto ai maschietti!


E comunque: visto che ha superato i 20 anni ... E' VINTAGE!